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Arroccata
sulla montagna di S. Ubaldo sorge Gubbio, protetta da mura massicce per quasi
tre chilometri. Il borgo medievale ha mantenuto intatto il suo fascino con le
case di pietra calcarea e le strette vie che vanno ad unirsi alle strade
maggiori. Il Palazzo de Consoli, elegante costruzione trecentesca coronata di merli e da una
torretta, domina la città e la piana eugubina. L'interno comprende la Sala
maggiore, in cui è sistemata la Collezione
archeologica; nei locali adiacenti sono conservate le
celebri tavole eugubine, tavole di bronzo con incisioni in lingua umbra. Al
piano superiore la Pinacoteca raccoglie opere di pittura prevalentemente umbra, reliquiari del
tredicesimo secolo ed un crocifisso di anonimo maestro vicino al Cimabue. Nel
punto più alto della città sorge il Duomo, ultimato nel 1188 e ricostruito in forme gotiche nel XIV secolo;
l'interno custodisce, tra l'altro, opere del Doni e della scuola del
Pinturicchio. Accanto sorge il Palazzo
Ducale dalle eleganti forme rinascimentali, cui si
accede attraverso un semplice portale in pietra serena. In piazza Quaranta
Martiri si trova l'Ospedale della
Misericordia, edificio trecentesco sormontato dalla
caratteristica Loggia dei Tiratori, realizzata nel 1603 dalla
corporazione dei tessitori di lana come stiratoio di panni. La chiesa di S. Francesco occupa il lato
sud della piazza e sorge nella casa della famiglia che avrebbe ospitato S.
Francesco ; all'interno si ammirano le Scene della vita di Maria di
Ottaviano Nelli. Nell'area pianeggiante poco oltre la Porta degli Ortacci, si trovano i
resti del teatro di epoca romana ; il teatro, uno dei più grandi di quel tempo, è utilizzato
ancora oggi per spettacoli teatrali e musicali. Non lontano è situato il
Mausoleo, tomba romana
camera sepolcrale.
La maggior parte dei manufatti ceramici veniva
eseguita al tornio, e cioè su un disco ruotante collegato mediante un asse
verticale a un pesante volano, fatto roteare a forza di piedi. Lo strumento
permetteva di ottenere ogni forma solida di rotazione. Per le forme irregolari
era necessario colorare l'argilla fluida entro stampi di gessi. La cottura
dei manufatti avveniva in forni a legna ed era un momento essenziale per
ottenere gli splendidi lustri che hanno reso famosa la maiolica eugubina in
tutto il mondo. L'ingobbio è un impasto di argilla e acqua, usato su vasi di
argilla più grossolana per renderli meno porosi. La ceramica trattata con questo
impasto viene detta bianchetto.
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Molti sono
gli elementi che contribuiscono a rendere Orvieto una delle città più conosciute
del mondo: le sue splendide testimonianze artistiche, i pregiati vini, le
tradizioni locali, le feste religiose e tutte quelle attività artigianali che da
tempo si perpetuano diventando vere forme d'arte, come è stato per la
lavorazione delle ceramiche e dei merletti. Tra tutte le opere si impone in
tutto il suo splendore il Duomo, ( XIII secolo) la cui facciata è un eccezionale gioiello di
architettura gotica. L'interno è superbo e ricco di capolavori pittorici e
scultorei ; segnaliamo in particolare la Cappella del Caporale ove si trova
custodita la reliquia del panno insanguinato e la Cappella di S. Brizio ove si può
ammirare l'eccezionale ciclo di affreschi di Luca Signorelli. A destra del
duomo sorge Palazzo Soliano, oggi sede del Museo dell'opera del Duomo ;salendo la
monumentale scala si accede al salone dove sono custoditi affreschi staccati da
chiese orvietane e pregevoli sculture e pitture del secolo
XIII-XIV. Originalissima opera dell'architetto Antonio da Sangallo il Giovane
è il pozzo di San Patrizio, realizzato nel XV secolo per volontà papale ; profondo 62
metri è visitabile grazie ad una scalinata a chiocciola che volgendosi aspirale
raggiunge la parte bassa. Da visitare anche il Palazzo del Capitano del Popolo e
l'Abbazia dei SS. Severo e Martirio.
La cittadina umbra è stata sede di una delle più
antiche manifatture ceramiche italiane ; i numerosi reperti risalgono per
lo più al XIV secolo e consistono in alti boccali con becco tubolare, brocche
biansate, tazze e tazzoni forniti o privi di manico, vasi da farmacia. La
tecnica della lavorazione è primitiva : la superficie dell'impasto è
rivestita con uno strato uniforme di vernice sulla quale è tracciata la
decorazione a contorni fortemente marcati ; i colori predominanti sono il
verde ramina e il bruno di manganese. L'applicazione dello smalto, divenuta
usuale nel XV secolo quando è nata la maiolica vera e propria, è ora limitata ad
alcune zone ristrette. La decorazione offre una singolare elaborazione di
apporti islamici inseriti nel gusto del romanico locale e può essere geometrica,
a spirali, a motivi vegetali o animali ; più raramente compaiono figure o
teste coronate in scritte in tracciati lineari.
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Sicuramente in Umbria il primato per la
produzione della ceramica spetta a Deruta, una cittadina a circa 15 km da
Perugia, lungo la superstrada che collega Perugia con l'autostrada del
Sole. Si accede al centro storico di Deruta dalla Porta di S. Michele Arcangelo e subito,
sulla piazzetta Biordo Michelotti si scorge la facciata della
chiesa di S Arcangelo
ornata di mattonelle decorative. Di fronte è situata la Fontana, a pianta poligonale,
realizzata dai quinqueviri del comune nel 1848. Si apre, quindi, la piazza dei Consoli caratterizzata da
edifici ornati con piatti e mattonelle di maiolica. Il vicino Palazzo
municipale del 1300 ospita la Pinacoteca ed il Museo della ceramica . Di fronte si trova la chiesa di S
Francesco, in stile gotico, consacrata nel
1388. In fondo alla stretta via Mastro Giorgio sorge la chiesa di S. Antonio, che conserva
significativi affreschi di Bartolomeo e Gian Battista Caporali. La parte
bassa del centro storico è costituita dalla Valle, vecchio rione popolare, il
cui asse viario unisce la Porta Perugina alla Porta del Borgo.
Visita al Museo
della Ceramica (Palazzo Comunale di Deruta). La raccolta è costituita da ceramiche medievali e rinascimentali e
dalla produzione dell'800 e del 900 fino ad oggi. L'oggetto più prestigioso del
museo è costituito del pavimento in maiolica della chiesa di S.Francesco,
recuperato nel 1902. E' formato da mattonelle sagomate a stelle a otto punte e a
croce con braci appuntiti. Le piastrelle a forma di croce sono decorate con
motivi arabescati a nodi intrecciati, quelle a stella rappresentano temi
classici del rinascimento : elementi mitologici misti ad elementi sacri e
ad allegorie. Altri reperti di ceramica sono visibili nel Museo Magnini presso la fabbrica di
maioliche “Grazia”.
Santuario della
Madonna dei Bagni. La chiesa della Madonna dei
Bagni, località che si trova nei pressi di Casalina nelle immediate vicinanze di
Deruta, venne iniziata nel 1657 e terminata 30 anni dopo. Le targhe votive che
la caratterizzano erano originariamente circa 600 ; due successivi furti ne
hanno notevolmente ridotto il numero. Ciò che rende queste mattonelle di grande
importanza culturale e di documentazione, oltre che artistica, è il fatto che
raffigurano i casi per cui venivano offerte, diventando strumenti
importantissimi della storia del costume delle classi subalterne. Infatti, molte
targhe ricordano lo scampato pericolo da incendi, da fulmini, da piene del
Tevere, da guerre; altre rappresentano atti criminali, infortuni causati da
persone e da animali; infine le mattonelle cronologicamente più vicine a noi
fanno riferimento ad incidenti automobilistici, quelli sul lavoro e a catastrofi
naturali. Da notare come non mancano mai le lettere “P.G.R.” (Per Grazia
Ricevuta) o “V.F.G.A.” ( Voto Fatto Grazia Avuta).
La produzione
di ceramica a Deruta, risale al XIII secolo come è documentato dai reperti e
frammenti recuperati. La prima testimonianza scritta è del 1336, dove si dà atto
dell'elezione dei sindaci della corporazione dei vasai. In quel periodo si
producono soprattutto vasi, boccoli da vino e da acqua, ciotole per l'uso
giornaliero. E' nei secoli XV e XVI che la ceramica derutese vive il suo
maggiore splendore ed accanto agli oggetti di uso quotidiano compaiono pezzi
ornamentali con motivi geometrici e raffigurazioni. Cambiano anche i colori con
l'uso del blu cobalto, con il giallo dorato e gli smalti bianchissimi. Sono di
questo periodo le coppe amatorie che sono oggetti di dono tra i fidanzati ;
in esse sono dipinti i ritratti di donne o motti o proverbi o figure che
simbolizzano l'amore. Grande grado di perfezione raggiunsero le piastrelle per
pavimenti sia per la forma che per il colore e per i soggetti trattati. Restano
esempi i pavimenti della chiesa di San Francesco a Deruta, ora al museo della
ceramica, la cappella Baglioni nella chiesa di S.Maria Maggiore a Spello e
l'oratorio di S.Bernardino a Perugia. Uno dei più significativi
rappresentanti dell'arte derutese fu Giacomo Mancini detto “El Frate” a cui si
deve il pavimento della chiesa di S.Pietro a Perugia ed anche coppe e piatti con
soggetti desunti dalle Metamorfosi di Ovidio. Nella seconda metà del XVII
secolo inizia la decadenza della produzione derutese ed anche di quella degli
altri centri umbri. La rinascita si ha agli inizi di questo secolo con la
riscoperta del “lavorato a mano” contro il prodotto industriale. Si assiste
in Umbria ad un rifiorire delle botteghe che coinvolge oltre Deruta anche
Gubbio, Gualdo Tadino e Orvieto. La materia prima della ceramica derutese è
l'argilla che viene scavata a zolle nelle colline intorno al paese. Lo strumento
più usato per la creazione degli oggetti è il tornio a pedale. Avuta la forma
definitiva la ceramica viene cotta nelle fornaci a legna. Dopo la prima cottura,
gli oggetti vengono smaltati. Dopo la smaltatura comincia la decorazione, fatta
a mano, che riproduce soggetti e disegni di vario tipo. A questo punto gli
oggetti sono pronti per la cottura del “bello” che ha la funzione di fissare lo
smalto e i disegni.
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Gualdo Tadino sorge al
confine tra l'Umbria e le Marche. E' stata romana e longobarda, mistica e
ghibellina ed ancora oggi i segni della spiritualità francescana convivono con
lo spirito produttivo ed imprenditoriale che si esprime soprattutto nella
produzione della ceramica. La visita può iniziare dal duecentesco
Palazzo comunale e dalla
vicina Torre Civica,
struttura militare del del XII secolo. In Corso Italia sorge la Cattedrale S. Benedetto del 1256, che
conserva numerose opere dl periodo del rinascimento. Poco distante la
chiesa di S. Francesco del
XIII secolo, con la facciata ornata da un portale ad ogiva ed un interno di
stile gotico. Presso la vicina piazza del Soprammuro si trova la Pinacoteca Comunale ricca di affreschi
di Matteo di Gualdo, opere di sano do Pietro, Antonio da Fabriano, Ottaviano
Nelli. Risalendo si giunge alla Rocca
Flea, notevole esempio di architettura militare
medievale(XII secolo)
ricostruita da Federico II.
La città ha una
vocazione artigianale e piccolo industriale che si esprime, soprattutto, nel
settore ceramico, nel quale operano oltre 60 centri produttivi che si rifanno ad
un indirizzo di tipo medievale. Negli ultimi anni, accanto ad alcune
tradizionali botteghe d'arte, che custodiscono ancora oggi i segreti della
ceramica a riflessi a terzo fuoco, resa celebre da maestri come Santarelli e
Rubboli, sono sorte aziende moderne che realizzano produzioni di. grande
qualità Si va dal pezzo unico dell'artigianato tradizionale, alle piastrelle
per pavimenti e rivestimenti, dai piatti da muro ai soprammobili, dai servizi di
vasellame all'oggettistica per la casa. Nel periodo di agosto - settembre si
svolge il concorso internazionale della ceramica.

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